1. Lorenzo, partiamo dal Lago di Como. Se dovesse raccontarlo attraverso gli occhi di chi si occupa di design, che luogo è?
Il lago di Como è un luogo straordinario, unico la mondo. Un luogo famoso per avere ispirato grandi scrittori e musicisti ma che ha generato, in epoca più moderna, un racconto architettonico straordinario grazie al Razionalismo e ha ospitato, e altrettanto ispirato, grandi artisti e designer come Giò Poni, Ico Parisi, Richard Sapper che ha vissuto i suoi ultimi anni a Musso nella sua casa disegnata dall’amico Marco Zanuso nel 1972, e Gino Sarfatti, che dopo aver ceduto Arteluce, si ritirò a Griante per dedicarsi alla sua collezione di francobolli. Non dimentichiamo inoltre lo stretto legame con l’industria tessile e la Brianza, distretto che ha reso il design d’interni italiano famoso nel mondo. Ed è proprio da questo incontro tra saper fare e paesaggio, con il suo grande patrimonio artistico e naturalistico, che è nata l’idea di un design festival 9 anni fa.
2. Il Lago di Como ha un’immagine internazionale molto forte, legata soprattutto al paesaggio, alle ville storiche e al lusso. Che cosa può aggiungere il design a questo racconto?
Può aggiungere l’esperienza di vivere questi luoghi con occhi nuovi, creando punti di incontro e nuove prospettive tra patrimonio architettonico e artistico e creatività internazionale.
3. Il Lake Como Design Festival porta progetti contemporanei all’interno di palazzi, ville e luoghi con una storia molto precisa. Come nasce il dialogo tra un’opera e il luogo che la ospita?
Proprio per cercare di costruire questa esperienza tra storicità e contemporaneità, ogni anno pensiamo a un tema attuale che ci ispira e che possa contribuire alla creazione di un’esperienza unica per il visitatore.
4. Quest’anno il Festival amplia il proprio sguardo anche verso Lecco. Che cosa vi ha spinto a superare i confini di Como e quali potenzialità vede nella sponda orientale del lago dal punto di vista creativo e culturale?
Ci ha spinti l’idea di raccontare il Lago di Como sempre più come un’unica realtà in cui convivono paesaggi naturalistici e saper fare differenti. Crediamo che la sua unicità sia data proprio dalle su differenze che convivono tutte intorno a un unico lago.

Photo credit Virginia Guiotto
5. Proprio sulla sponda orientale, Hotel Promessi Sposi ospiterà Bosco Sacro di Laura Santamaria, un’installazione site specific in cui argilla, terracotta e legno incontrano un’architettura contemporanea. Perché avete scelto questo progetto per questo spazio e che tipo di dialogo vi aspettate che si crei tra l’opera e l’hotel?
Il lavoro di Laura Santamiaria verte sul dialogo tra visibile e invisibile, tra dimensione terrestre e tensione cosmica. Crediamo che la posizione geografica dell’Hotel Promessi Sposi sia contemplativa e sospesa con una straordinaria vista sulle maestose montagne che si elevano dalle acque calme del lago. Questa forte dialogo tra acqua e roccia ci ha ispirati nella scelta di questo progetto.
6. Il Lago di Como non è soltanto paesaggio: è anche un territorio con una forte cultura manifatturiera, artigianale e produttiva. Quanto questo “saper fare” locale può ancora essere una risorsa per il design contemporaneo?
Direi fondamentale. È proprio grazie a un dialogo aperto e internazionale che si creano nuove connessioni che fanno nascere nuove opportunità. Il saper fare tessile, artigianale e quello metallurgico-meccanica specifico del lecchese sono opportunità di incontro e di dialogo che uniscono pensiero creativo a capacità produttiva con storie molto radicate nel paesaggio.
7. Se avesse carta bianca per immaginare un progetto di design capace di raccontare il Lago di Como di oggi, dove lo realizzerebbe e quale storia vorrebbe raccontare?
Abbiamo sempre avuto carta bianca ma la maggiore difficoltà è quella di fare sistema, richiede passione e perseveranza. Credo che solo in una logica di sistema si possa raccontare l’eterogeneità di questo territorio. Penso che questo primo passo su Lecco sia un segnale forte e concreto verso questa direzione.




